[Gay Urban Professional]
Gay metropolitano e single alle prese con la vita, il lavoro, gli amici, i ragazzi (come dire: Bridget Jones vs Milano da bere)
Aelred
Anagramma
André garçon
Andrew
AnotherMe
Aristopunk
Arkangel
Cloee
Crashedheaven
Disorder
Elfobruno
Gattonico
Ge
Immaturo e Borghese
Imogene
Italian Psycho
ItBoy
Jezabel
K K
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Senzalimiti
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Tom
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UpClose
Chiunque vedesse in questo blog un prodotto editoriale ai sensi della L. 62 del 07.03.2001, è calorosamenete invitato a leggere più attentamente oppure a smetterla di alzare il gomito.
Mi avete visitato in: *loading*
We're the kids of America
La signora ha le scalmane a causa del caldo eccessivo e se ne lamenta con la barista. Si sventola in faccia l’ultimo numero di Oggi, cercando di procurarsi un po’ di refrigerio, e nel frattempo tesse le lodi del suo pargolo ad alta voce .
Tra una scalmana e l’altra, racconta di come durante l'ultimo ponte Pasquale il suo bambino sia stato non ricordo più dove e - sostiene - abbia fatto strage di ragazzine. Il *bambino*, che ad un sommario esame ha vent'anni passati da un pezzo, è il a fianco che subisce la cosa con un'espressione di vago imbarazzo. Io, seduto poco distante, consumo il rito cappuccino-brioche-giornale del sabato mattina.
La barista ascolta con trasporto eccessivo, e quando la sudatona termina il racconto commenta solenne: "eeeehhhsignora mia, se non si divertono *loro* che ancora possono...". Dopodichè gira allusiva con lo sguardo tra i presenti come alla ricerca di improbabili consensi, e con la precisione di un cecchino punta gli occhi decisa su di me. E lì si ferma.
...
La settimana prossima vado al bar di fronte.
Stronza.
We don't like you we just want to try you
Dice che è confuso. Dice che si, mi vuole vedere ancora, ma come un amico. Soprattutto me lo dice via sms. Terminando il testo con una tremenda emoticon sorridente che forse nelle sue intenzioni doveva sdrammatizzare, ma che a me suona tanto come una presa per il culo.
Pensavo che simili cose succedessero solo in Sex & the City, ma evidentemente gli sceneggiatori non hanno inventato nulla. Penso che due settimane di frequentazione dovrebbero essere sufficienti a sviluppare un minimo di tatto - non fosse altro che per una questione di stile.
C'è qualcosa di familiare in questa situazione. Di déjà vu. Mi leggo il messaggio un po' di volte, ci penso, e poi finalmente capisco. E' primavera, siamo nella stagione ufficiale degli stronzetti. Come ho fatto a non pensarci prima?
Me ne ero quasi scordato, colpa dei cambiamenti climatici. Evidentemente ora, dopo un paio di anni di manifestazioni irregolari, siamo tornati ad un ciclo naturale, caratterizzato dal tranquillo alternarsi delle stagioni autunno/inverno/stagione-degli stronzetti/estate. E me ne faccio una ragione, perchè non si può nulla contro le forze della natura.
On air: Black Rebel Motorcycle Club
Quando mi connetto a Gaydar lui è sempre li, solitario come la stella polare, unico utente online da quel lontano lembo di terra. Lui è il gay delle Falkands.
Praticamente due scogli spazzati dai venti freddi dell'Atlantico Meridionale, le Falklands sono un dipartimento Inglese d'oltremare abitato da tremila anime orgogliose del loro passaporto britannico, settecentomila pecore, duemila cavalli, un milione di pinguini.
Ed un gay.
Le Falklands devono la loro unica botta di vita alla Signora Tatcher, la quale nel 1982 non esitò ad spedirvi un’armata per ributtare gli Argentini a mare. Ma dopo la partenza della Royal Navy queste isolette sono tornate alla loro monotona routine. Perché - ammettiamolo - Port Stanley al sabato sera fa proprio cagare.
Anche il gay delle Falklands pretende la sua botta di vita. E io me lo immaginavo perennemente connesso a internet, aggrappato al computer come un poppante alla tettarella, intento a navigare, scaricare, chattare con ragazzi di un altro emisfero, sognando di trovarsi a Soho, al Village, oppure a Sidney per il Mardì Gras.
Ma da qualche tempo il gay delle Falklands non si collega più. Sparito nel nulla. Cosa sarà successo? Si sarà stufato? Starà bene?
Io, nel mio piccolo voglio pensare sia migrato altrove. Che so, Londra o New York. Ma forse, più semplicemente, ha incontrato la pecora della sua vita.
*[Suppongo che oggi sarebbe stato più opportuno esprimere un po' di sdegno per la legge sui Dico. Oppure, dato che le disgrazie non vengono mai da sole, piangere la morte di Anna Nicole Smith. Nel primo caso mi limito a constatare come si tratti di uno sgorbio di legge partorita da uno sgorbio di governo. Nel secondo invito i presenti ad un minuto di riflessione. Adieu gran paracula, ci mancherai.]

Santa baby, just slip a sable under the tree, for me
Been an awful good girl
Per farla breve: la stagione natalizia si è aperta il 23 Dicembre con un sms di SuperMomma che intimava "porta l'abito, per favore" (sostanzialmente, il sequel dell'anno scorso - ma quand'è che questa donna si è trasformata in Marilyn Truman?), è proseguita con cinque giorni a Londra sotto una pioggia che neanche la megalopoli di Blade Runner, e si è conclusa il 1 Gennaio con un atterraggio alla cieca nell'Areoportino Internazionale di Bergamo, attraverso un muro di nebbia che sembrava panna montata. Fine.
Quest'anno, per l'anno nuvo, non ho formulato alcun proposito. Anzi, forse uno si: essere sufficientemente in forma da poter indossare queste senza sentirmi ridicolo.
Io le definisco un acquisto incauto. Potrebbero rimanere nel cassetto della biancheria per molto tempo.
Ricordo solo che, mentre mi trovato da Prowler in coda per la cassa, pensavo a Kevin Spacey in American Beaty il quale, a chi gli domandava quale obiettivo volesse raggiungere con la palestra - perdita di peso, forza, flessibilità, etc. - risponderva: "I just want to look good naked".
Esistono alcuni ragionevoli motivi per andare ad una serata lesbica. Essere lesbica ad esempio. Oppure essere l’amico di una lesbica. O ancora, essere un eterosessuale con il mito di una disco piena di ragazze e l’illusione del rimorchio facile. Ma noi altri, che cosa ci facciamo qui?
Sono preso da questi ragionamenti mentre, un po' spaesato, mi dirigo istintivamente verso l’unico angolo del locale che mi sia familiare: il bancone del bar. Lo spazio è molto affollato. Così, appena presa la mia ordinazione, mi volto per tornare da ITGuy e Collector facendo perno su me stesso, e nell’operazione faccio cadere qualche goccia del mio drink sul braccio della tizia a fianco. La quale mi guarda come un ultras della Lazio guarderebbe un Romanista, e lascia quindi uscire dalla bocca il suo grido di guerra:
:: UltrasDellaLazio: “aAAHHOO!"(sono sicuro: parlava con font Franklin Gothic)
:: Guppie: …ehm...scusa”
:: UDL: “MI HAI BAGNATO IL BRACCIOO!!”
:: Guppie: “non volevo, è che mi sono sbilanciato”
:: UDL: “ADESSO ASCIUGHI!”
:: Guppie: “ma è stato un errore io non volevo, insomma, io…”
Dicono che in situazioni di pericolo il cervello lavori più in fretta. Infatti il mio, in poche frazioni di secondo, elabora alcuni scenari alternativi su come reagire:
a) Assumere posizione fetale, proteggendo la testa e supplicando di non essere picchiati.
b) Indicare un punto qualsiasi dietro di lei gridando “Hey guarda, c’è Jodie Foster!”, e mentre lei si gira a controllare fuggire.
c) Entrare in stato confusionale, e per un secondo accarezzare veramente l’idea di asciugare quel braccio.
Ma UltrasDellaLazio sembra accontentarsi dell'effetto prodotto e perde rapidamente interesse per il sottoscritto. Si fa una grassa risata e torna a chiaccherare con le sue amiche. Lasciandomi, solo, con il mio quesito: ma quale sarebbe stata la scelta vincente?
DECLAIMER: nella realizzazione di questo post nessuna lesbica è stata maltrattata e/o sottoposta a trattamenti crudeli.
On air: The Electric six
Happiness will never last
Darkness comes to kick your ass
E anche per quest'anno sono sopravvissuto alla settimana delle riaperture.
Tra un tramonto sul mare ed un'insalata greca, ItGuy, D. e Manager mi hanno comunicato di conoscere questo blog già da un po' di tempo. La notizia non mi ha colto particolarmente di sorpresa - in fondo erano numerosi i messaggi in codice lanciati da ItGuy negli ultimi mesi. Insomma, la cosa era nell'aria.
L'unico a protestare è stato D. Sostiene che potevo sforzarmi un po' e trovare qualche nick più originale per identificarlo. Ha anche avanzato qualche simpatica proposta. Tipo chiamarlo 22cm. Io ho fatto presente che a quel punto il mio blog sarebbe diventato il *suo* blog. Alla fine ci siamo trovati d'accordo su "Collector", nick in onore ad una delle sue passioni.
Salutate dunque i miei amici.
Ma affrettatevi, perchè più tardi dovrò eliminarli tutti.
# Generico Interlocutore 1: "Dove vai in vacanza quest'anno?"
# Generico Interlocutore 2: "Ehm...sulle isole Greche"
# GI 1: "...'isole' Greche?"
# GI 2: "Ok, va bene: vado a Mykonos."
Buone ferie.
It's a cruel, cruel summer
Leaving me here on my own
No, non ho chiuso. Sono solamente a zonzo per l'europa alla ricerca di un po' di refrigerio. Ma putroppo la canicola sembra inseguirmi ovunque vada. Di questo passo rimmarrà solo l'Alaska, anche se ho il presentimento che Anchorage sia una gran rottura di maroni.
On air: Bananarama
Ho già riferito di come il mio karma abbia un curioso senso dell'umorismo. Solitamente si diverte a punirmi relegandomi nel ruolo di quello-della-limonata-delle-tre. Questa volta (forse perchè stimolato dalla trasferta) ha giocato di fantasia. E così, in un locale pieno di biondi cloni di Kimi Raikkonen, ha fatto in modo che il primo (unico) ragazzo a puntarmi fosse un Giapponese di passaggio.
Esterno la mia fustrazione a P.R. via sms:
#GUP: "E' come andare all'Oktoberfest e chiedere del vino francese".
#P.R.: "Basta con queste bevande d'importazione. Meglio una bionda nazionale".
#GUP: "Giusto. Renne e buoi dei paesi tuoi!".
E dunque alla lotteria dei viaggi l’ultima volta è uscita Helsinki. E conoscendo il mio amore per i voli, la compagnia di bandiera si è adoperata per rendere il mio viaggio più piacevole adottando alcune semplici misure:
# Assegnarmi d’ufficio un posto con il numero 17, e questo nonostante io al check-in sia solo il quinto in fila. Così tanto per dare un segnale forte.
# Assegnare il resto della fila 17 a giovane madre con seguito di pargoli probabilmente al loro primo viaggio in aereo, visto il loro grado di eccitazione.
# Posizionare una telecamera sulla parte anteriore della fusoliera, la quale rimanda sugli schermi a bordo sia il decollo che l’atterraggio, nel modo come probabilmente li vede il pilota stesso. Per chi desidera assistere in prima fila al proprio schianto.
# Vestire le assistenti di volo con rassicuranti divise da ausiliarie della Luftwaffe, inclusa mano guantata di pelle nera. Ruolo recitato conforme al costume (per referenze chiedere al signore che, con decisa pacca sulla spalla, si è sentito ordinare: "si sieTa supiTo per faFore!").
# Essere la hostess di cui sopra, passarmi accanto mentre una turbolenza ti fa perdere l’equilibrio, abbandonare per un secondo l’usuale compostezza e farti scappare un “Uh!”. Dopodiché godersi lo sguardo di terrore nei miei occhi, perché se la hostess dice *uh* è praticamente ovvio che stiamo precipitando.
E per gli amanti delle statistiche:
- durata del volo: 3.5 ore (3 ore al ritorno. Mistero)
- pasti a bordo: audace accostamento tra polpette (renna?!?) e riso basmati. Vino rosso o vino bianco a scelta. Caffè? Meglio di no…
- vuoti d’aria e turbolenze: accettabili.
- assistenti di volo di sesso maschile: inguardabili (ma la prestanza fisica non era un prerequisito all’assunzione?)
- gocce di Lexotan richieste: otto per tratta (in calo)
Quando si va a vivere da soli, nei primi tempi ci si nutre di take away cinese, pizzette ed happy meal, si beve a canna l'acqua dal rubinetto, e si è convinti che la carta igenica si generi da sola sul portarotoli. Dopo qualche mese, quando i Big Mac hanno esasperato e non se ne può più di rubare tovagliolini di carta al bar sotto casa, solo a quel punto si comincia a scendere a patti con il curioso edificio posto nelle vicinanze di casa e conosciuto formalmente come "supermercato".
Dopo le prime spese compulsive si inzia a sviluppare un metodo, limitando le uscite settimanali in rapporto alla capienza del frigo e ottimizzando il percorso tra le corsie in modo da risparmiare tempo e fatica. La spesa diventa routine, qualcosa che sia fa soprapensiero. Fino a quando qualcosa non mette in crisi il vostro sistema. Come è successo a me l'altro giorno.
Raggiungo lo scaffale dove sono sempre stati i prodotti per l'igene orale e, accanto a colluttori e filo interdentale, ci trovo scatole con diverse marche di preservativi.
Ora, i casi sono due: o la Grande Distribuzione Organizzata mi vuole spingere ad usare certi prodotti in modo creativo, oppure io fino ad oggi non avevo capito proprio nulla. Ossignùr, se sapeste cosa ci facevo...
Latito un po'. Ma volendo sintetizzare gli eventi delle ultime settimane:
# Ho vinto le elezioni (...beh, quasi tutte)
# Ho lavorato tanto e con poche soddisfazioni.
# Sono tornato in palestra, cercando di rimediare in poche settimane a mesi di
sregolatezze.
# Ho visto tutto Battelstar Galactica. In un solo weekend (adoro).
# Sono uscito con tizio genere "cubista da discoteca romagnola.
# Ho giocato all'interior designer, rinnovando il soggiorno con il plauso dei
coinquilini.
We'll go drinking, we'll do silly things
...è questa striscia di nastro adesivo che mi ritrovo ancora attaccata al braccio la domenica mattina.

(perchè lui in discoteca non balla. Scrive)
on air: Suede